trio
Il fotografo
26.03.2026 |
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"Gianna si inarcò, le gambe strette attorno alla sua vita, il suo corpo che oscillava in un ritmo selvaggio e primordiale..."
Le settimane che seguirono da quella notte epocale furono un turbine di desiderio e di intesa che sembrava non avere fine.Gianna era un vulcano in eruzione, ogni giorno una nuova sorpresa, un nuovo modo di esplorare i confini del piacere. La vedevo più audace, più sicura, e la scintilla nei suoi occhi mi diceva che la sua sete non era affatto placata; anzi, era solo cresciuta. E "io", il suo compagno in questo straordinario viaggio, mi sentivo ogni giorno più in sintonia con i suoi desideri, quasi un rabdomante capace di scovare la prossima sorgente di estasi per lei.
Fu una sera, tornando a casa da una convention di lavoro, che il mio sguardo cadde su di lui. Un uomo seduto al bancone di un piccolo bar, illuminato dalla luce fioca di un neon. Non era l'aspetto classico, non la forza imponente di Amadou, né il fascino discreto di Billy. Quest'uomo era... diverso.
I suoi capelli, di un rosso ramato intenso, erano un richiamo inequivocabile, selvaggio, che incorniciavano un viso scolpito, con occhi di un azzurro così profondo da sembrare quasi viola sotto quella luce. Ma ciò che mi colpì di più fu il modo in cui reggeva il bicchiere, con mani lunghe, affusolate, eppure incredibilmente forti. C'era un che di artistico e primordiale in lui, un contrasto che urlava pericolo e fascino allo stesso tempo.
Sentii quella familiare scossa, il brivido di un'intuizione che ormai riconoscevo. Quell'uomo era per Gianna. Era la prossima tappa del nostro percorso, ne ero certo. Mi avvicinai, ordinai un drink e, con una naturalezza che non mi apparteneva, attaccai bottone. Si chiamava Leo, e la sua voce, roca e leggermente spezzata, era come un accordo inaspettato in una melodia già complessa.
Parlammo per un'ora, dei suoi viaggi, della sua passione per la fotografia, del modo in cui vedeva il mondo attraverso l'obiettivo. Era un predatore gentile, un osservatore attento, e la sua aura era di una sensualità così sottile da essere quasi più potente di qualsiasi muscolo o sguardo aggressivo. Non sapevo perché, ma ero sicuro che Gianna sarebbe impazzita per lui.
Tornai a casa con un sorriso da complice. Gianna era seduta sul divano, leggendo.
«Amore, ho una sorpresa per te», dissi, sedendomi accanto a lei e sfiorandole il collo.
Lei mi guardò con quegli occhi che conoscevo fin troppo bene. «Oh, davvero? E che tipo di sorpresa, questa volta?» La sua voce era un sussurro malizioso.
«Un nuovo amico. Un artista, un fotografo. Si chiama Leo. Ha qualcosa... di ipnotico. Ho pensato che ti piacerebbe conoscerlo.»
Il suo sguardo si fece più acuto, una fiamma sottile danzò nelle sue iridi. «Ipnotico, dici? E in che senso "ipnotico", esattamente?»
Le accarezzai la guancia, sorridendo. «Nel senso che non riesci a stacargli gli occhi di dosso. E ha delle mani... potresti passarci ore a guardarle. E non solo.»
Gianna si morse il labbro, un gesto che mi faceva sempre impazzire. «Mani, eh? Hmm. E quando lo porterai a casa?»
«Quando vuoi, mia regina. Ho già il suo numero. Potremmo invitarlo per una cena. Solo noi tre.»
«Subito. Molto presto», mormorò lei, appoggiandosi a me e chiudendo gli occhi, ma sentii il suo corpo vibrare di una nuova, eccitante aspettativa.
L'invito fu fatto per il weekend successivo. Gianna si preparò con una meticolosità che mi fece salire il sangue alla testa. Non un abito, ma un velo di sensualità che le fasciava le curve in modo impeccabile. Non c'erano dubbi su quale fosse la sua intenzione. Sotto il tessuto leggero, intravedevo un bagliore ritmico, un piccolo punto di luce pulsante. Un dildo anale, di quelli che sapeva scegliere lei, luminoso e vibrante.
Quando Leo suonò alla porta, Gianna era accanto a me, un sorriso enigmatico sulle labbra e l'aria di chi sa esattamente cosa sta per accadere.
Appena i loro sguardi si incontrarono, capii di aver colto nel segno. Gli occhi viola di Leo si posarono su Gianna con una curiosità intensa, ma senza alcuna aggressività, quasi stesse fotografando ogni dettaglio della sua anima. E Gianna... oh, Gianna fu folgorata. Quel rosso ramato, quello sguardo penetrante, quelle mani. La vidi tremare leggermente, una reazione di puro e animale riconoscimento.
«Ciao, Leo. Sono Gianna», disse lei, la voce leggermente più roca del solito.
«Gianna. È un piacere. Il tuo uomo mi ha parlato molto di te», rispose lui, con quella voce morbida eppure così profonda, mentre le stringeva la mano. La loro stretta si prolungò un istante, e vidi un lampo attraversare gli occhi di Gianna. I suoi occhi si abbassarono, ammirando la sua mano.
«Leo», dissi io, intervenendo con un sorriso sornione. «Visto che siamo tra amici, potremmo metterci più comodi. Che ne dici di un drink e poi cena?»
Leo annuì, ma i suoi occhi non lasciavano Gianna.
La cena fu un'ode alla seduzione. Gianna si muoveva con una grazia felina, ogni gesto studiato per attirare l'attenzione di Leo. E io, con un telecomando discreto, azionai il dildo anale luminoso. Il bagliore ritmico attraverso il suo vestito era una provocazione sottile, ma inequivocabile. Vidi gli occhi di Leo fissarsi su quel punto pulsante, un fremito percorrerlo.
Quando gli ultimi piatti furono sparecchiati, l'aria era densa, carica di una tensione che si poteva quasi toccare. Gianna si alzò, facendoci un cenno verso il salotto.
«Leo», mormorò, la sua voce un filo, ma carica di un'intenzione chiara. «Ti va di fare... qualcosa di più intimo? Il mio uomo ha una passione per l'arte, e ha insistito perché tu la... immortalassi.»
Leo, con un sorriso che gli illuminò il volto, si alzò, le sue iridi viola fisse su Gianna. «Non chiedo di meglio. La verità, senza filtri.»
Gianna mi spinse dolcemente, poi si girò verso Leo. I suoi occhi brillavano di una nuova audacia. «Va bene, Leo. Fai pure. Ma non credo che resterò in posa per molto.» La sua voce era un soffio, ma carica di promesse.
Leo tirò fuori una piccola macchina fotografica dal suo zaino, le sue mani si muovevano con una grazia che ipnotizzava Gianna. «Perfetto», sussurrò. «Non voglio pose. Voglio la verità. E la verità, qui, sta iniziando a ballare.»
Gianna fece un passo avanti, poi un altro, i suoi fianchi che oscillavano languidamente. Il suo sguardo non lasciava quello di Leo, una sfida silenziosa, un invito. Leo, con la macchina fotografica alzata, iniziò a scattare, i flash che illuminavano a intermittenza la stanza, quasi a voler registrare ogni palpito di quell'energia nascente.
E poi, Gianna si inginocchiò. Lentamente, elegantemente, senza distogliere lo sguardo da Leo. I suoi occhi erano magnetici, pieni di una fame che non lasciava dubbi. «Leo», mormorò, la sua voce un sibilo roco che mi fece tremare fin nelle ossa. «Vieni qui. Non voglio che tu perda nemmeno un istante di quello che sto per fare.»
Leo si mosse, come attratto da una forza invisibile, inginocchiandosi a sua volta di fronte a lei, ma mantenendo la distanza, gli occhi attenti, la macchina fotografica puntata, quasi stesse documentando un evento sacro.
Gianna guardò le mani di Leo, poi i suoi occhi, e un sorriso predatore le si disegnò sulle labbra. Poi, con una lentezza esasperante, portò la sua mano a svelare la propria intimità, i suoi occhi che non lasciavano quelli di Leo nemmeno per un istante. E quando si aprì completamente, con un gesto di pura offerta, la sua voce si fece un gemito strozzato: «Prendimi, Leo. Con le tue mani. Voglio sentire le tue dita. Voglio vedere come le muovi. Voglio che mi fotografi mentre mi rendi folle.»
Leo ansimò, la macchina fotografica che scattava, il suo respiro affannoso. «Gianna... sei...» Non finì la frase, la sua voce bloccata da un'emozione inattesa. Le sue mani, quelle mani che Gianna aveva ammirato, ora si muovevano verso di lei, come calamitate, sfiorandola con una delicatezza che era una tortura.
Gianna si inarcò, un gemito profondo che le scivolò dalle labbra. «Sì... così... i tuoi occhi su di me... le tue mani... voglio sentirti dentro, voglio che mi marchi...»
I miei occhi erano fissi su di lei, su quella scena che si stava svolgendo davanti a me. Sentii il mio corpo tendersi, l'eccitazione che mi toglieva il respiro. Gianna si stava donando a un nuovo desiderio, a una nuova esperienza, e io ero lì, a osservare, il suo più grande ammiratore.
Leo le accarezzò l'interno coscia con la punta delle dita, un tocco leggero, ma che fece sussultare Gianna. «Sei... incredibile», sussurrò, la sua voce rotta, gli occhi che brillavano di un desiderio famelico. «Posso... posso fare di più?»
Gianna si morse il labbro, la sua testa che si reclinava all'indietro. «Fai quello che vuoi, Leo. Ma non smettere di guardarmi. E non smettere di fotografarmi. Voglio che ogni mio gemito sia una prova. Voglio che tu lo veda, che lo senta... che lo immortali.»
Le mani di Leo si mossero con una nuova sicurezza, i suoi occhi non la lasciavano mai. E Gianna si sciolse, un misto di gemiti e respiri affannosi che riempivano la stanza. Poi, d'improvviso, si girò verso di me, i suoi occhi vitrei ma pieni di una gratitudine selvaggia, la sua mano che si tese verso di me in un gesto disperato.
«Amore! Amore mio!» La sua voce era un urlo spezzato dal piacere. «Vieni! Anche tu! Voglio... voglio la tua bocca! Voglio la tua lingua! Voglio sentire tutto! Prendi tutto quello che ti darò, ti prego!»
La sua bocca si aprì, un invito esplicito, famelico, verso di me. Il mio corpo rispose all'istante, non c'era bisogno di ulteriori parole. Mi avvicinai, le mie mani a stringerle il viso, sentendo il calore della sua pelle. Mi chinai, baciando la sua intimità con una voracità inaudita. Sentii i suoi muscoli contrarsi attorno a me, il suo corpo che si tendeva in un orgasmo che sembrava non finire mai. Leo, con gli occhi spalancati, continuava a scattare, catturando ogni istante di quella passione primordiale.
Gianna gemette, le sue mani nei miei capelli, spingendomi più a fondo, assaporando ogni goccia. «Sì... sì... tutta... prendila tutta...» mormorava tra un respiro e l'altro. Eravamo tutti e tre un'unica, pulsante entità, uniti in un rituale antico quanto il mondo, sotto l'occhio attento di Leo che immortalava la nostra discesa nel piacere più profondo.
Poi, Leo si sfilò i pantaloni. Rivelò una dotazione che mi lasciò senza fiato: enorme, scura, venosa, quasi un'opera d'arte primordiale. Un regalo inaspettato per Gianna. Senza esitazione, Gianna si alzò, le sue labbra fameliche si avventarono su quell'ardore, affogandolo in gola con una maestria che mi faceva impazzire. I suoi mugugni di piacere riempirono la stanza mentre lo prendeva fino in fondo, le lacrime che le bagnavano le guance.
«Mmmh... Leo... sì... è così... profondo», gemeva, mentre lo inghiottiva.
Leo ruggì, la sua mano tra i capelli di Gianna, guidandola. «Sei una dea... Gianna... una fottuta dea!»
Quando Gianna si staccò, il suo volto era imporporato, gli occhi vitrei. Leo la prese in braccio con una facilità sorprendente, stringendola forte. Senza preavviso, la penetrò in quella posizione, con un impatto che le fece gridare il suo nome. Gianna si inarcò, le gambe strette attorno alla sua vita, il suo corpo che oscillava in un ritmo selvaggio e primordiale.
«Ohhh, Leo! Dio mio, Leo! Più forte! Sfondami! Sfondami, ti prego!» gridava, i suoi fianchi che si muovevano con frenesia, mentre Leo la montava con una potenza inaudita.
Fu in quel momento, mentre Gianna si dimenava tra le braccia di Leo, con le sue grida che riempivano l'aria, che si rivolse a me, gli occhi fiammeggianti di puro desiderio.
«Amore! Guardami! Vieni anche tu... Voglio di più... voglio il tuo succo! Voglio berne tanta! Falla tua, adesso!» La sua mano tesa, un invito disperato.
Non ci pensai un attimo. Con un movimento rapido, le tolsi il dildo anale luminoso. E proprio mentre Leo la spingeva ancora più a fondo, io inserii il mio pene nell'apertura posteriore, in un'esplosione di sensazioni. Gianna urlò, un misto di sorpresa e pura estasi, il suo corpo stretto tra noi due, completamente riempito.
«Doppia... sì! Doppia! Vi prego! Non fermatevi! Non fermatevi mai!» La sua voce era strozzata dai gemiti, il suo viso contratto in un'espressione di godimento assoluto. I nostri corpi si muovevano in una sincronia perfetta, un'onda di piacere che la travolgeva da ogni lato. Gianna era al centro del nostro universo, i nostri peni che la riempivano, la dilaniavano, la portavano all'apice.
«Sì, Gianna... prendi tutto... prendi tutto ciò che abbiamo da darti», sussurrai, spingendo più a fondo, mentre Leo la stringeva e la montava con una forza primordiale.
I suoi gemiti si fecero più acuti, più disperati, poi si trasformarono in un urlo di puro orgasmo che fece tremare le pareti. Il suo corpo si irrigidì, poi si sciolse tra noi, scosso da ondate di piacere che sembravano non finire mai. I nostri colpi divennero più veloci, più furiosi, fino a quando anche noi, svuotati, ci riversammo in lei, in un coro di ansimi e gemiti.
Quando il buio si fece più profondo, e la luna iniziò la sua lenta discesa, Gianna era lì, sfiancata, i suoi occhi chiusi, il suo corpo disteso e tremante, ma sul suo viso c'era un'espressione di pace assoluta, di totale appagamento. Leo, con un rispetto quasi reverenziale, si allontanò piano, il suo sguardo su di lei pieno di ammirazione, le sue foto, un ricordo indelebile di quella notte. Io rimasi accanto a lei, il mio braccio attorno alla sua vita, sentendo il battito accelerato del suo cuore.
La notte era stata un'epopea, un'esplorazione audace del desiderio che aveva superato ogni limite. Gianna aveva ballato tra tre fuochi, bruciando di passione e risorgendo ogni volta, più luminosa e vogliosa che mai. E io, il suo marito, ero stato il testimone e il partecipante...
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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